PELI E PIUME

Buongiorno (o sera che sia), questa è una rivista letteraria virtuale, nonostante a voi tutti possa sembrare, così a prima vista, un semplice blog. Eppure lo giuro è una rivista, non un blog.

Una rivista con una lunga storia. Una storia che ora vi voglio raccontare.

C’era una volta, in un luogo situato in qualche punto del pianeta, un manipolo neanche troppo eterogeneo di amici, che erano soliti intervallare a periodi piuttosto lunghi di nullafacenza totale delle pseudo-riunioni di raccapezzamento, dove, esausti della nullafacenza che tanto impegna e nulla frutta, si riempivano di pomposi ideali quelle vuote testoline (“vuote”, s’intende affinché potessero esser riempite) con progetti e movimenti, complotti esibizioni e accampamenti, con filmetti collettivi, occupazioni e dannazioni d’ogni genere e natura, che alla fine chi più ne ha più ne metta, ma si sa: nulla si combina. Tra le tante cose che vennero in mente ai ragazzotti ci fu la brillante e per nulla ambiziosa idea di creare una rivista letteraria indipendente. “L’idea è geniale!” si dissero in coro: “io disegno!, io racconto!, io poeto!, io fotografo!”. Ciascuno di loro, già fantasticava, in segreto, di futuri gloriosi e magnifici, con belle donne che ventagliavano i celeberrimi autori con piume di pavone e musica mediorientale, e belli uomini, muscolosi e unti d’olio che massaggiavano le celeberrime autrici sdraiate su drappi di seta e musiche mediorientali.

Ma tutto ciò, come un qualsiasi osservatore esterno non necessariamente attento avrebbe intuito, durò ben poco. Forse un incontro o due, qualche telefonata in merito, ma poi un’inspiegabile serie di ostacoli di forza maggiore (uragani, terremoti, cavallette) fece naufragare il tutto. Ebbene sì, i nostri eroi rinunciarono alla fama e alla musica mediorientale per una nuova ondata di cazzeggio, pardon, nullafacenza.

Se qualcuno di voi, lettori, s’è a tal punto appassionato a questa storia da voler sapere come prosegue, non ha che da continuare a leggere. Chi si fosse annoiato invece, può fermarsi qui. Perché essendo una rivista letteraria quella che voleva sfogliare prima di capitare in questa specie di presentazione, dovrebbe sapere che nelle riviste letterarie bisogna dover affrontare testi impegnativi e drasticamente lunghi di questo genere. Meglio fermarsi subito e non buttar via il tempo prezioso da impegnare nel cazzeggio tanto amato dai nostri eroi. A proposito..

Se volessimo collocare storicamente il periodo in cui si svolsero questi fatti, direi che due annetti fa possa dare l’idea. Durante tutto questo tempo vi furono due esemplari particolarmente facoltosi che provarono più volte a fomentarsi vicendevolmente per resuscitare l’ambìto progetto. Incredibilmente (che ancora non ci si spiega come), riuscirono ad emergere dalle onde della nullafacenza e partorirono finalmente un nome: le Renard et le Corbeau, che dopo poco si italianizzò nella versione attuale. Ora non ricordo se fu la  solitudine di animali abbandonati o altro, a farli identificare nei due personaggi della bella favola di Fedro, è certo però che quelli divennero dal quel momento in poi la controparte di questi due ragazzi, che poi appunto son ragazzi, c’è da dirlo. E talvolta l’uno, talvolta l’altro sarebbero stati Volpe e Corvo.

L’epilogo di questa favoletta è felice: partorita questa versione virtuale della rivista originaria (perché il cartaceo comportava complicazioni) i due Eroi riuscirono a recuperare anche la volontà e la partecipazione attiva (senza dirlo troppo forte) di tutti quegli amici che un tempo l’avevano, con loro, concepita. E pensate un po’, cari lettori, se ne sono aggiunti altri!

Detto questo auguro, a chi è resistito, un a buonissima lettura!

Francis

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